SE AVESSI AVUTO UN DIARIO QUESTA SAREBBE STATA LA PAGINA DEL 18 APRILE 2006
(che poi è anche il compleanno di Maria Chiara nota ai più come Marri)
Ore 13. La mattina era iniziata nel migliore dei modi con la sveglia all'ora di pranzo. Avrei tuttavia continuato volentieri a dormire per altre due o tre orette, ma sarebbe stato eccessivo e poi quando dormo troppo sto più rincoglionito di quando dormo poco. (Siccome dormo sempre o troppo o troppo poco sto sempre rincoglionito). Quasi dieci ore di pesantissimo sonno erano comunque d'obbligo dopo aver dato il massimo in tre diverse attività portate avanti con perseverenza durante tutto il periodo del mio soggiorno a SanB. Prima attivitià: Correre. Le epiche corse che mi vedevano ora rivaleggiare dignitosamente col keniano (grottammarese d'adozione) Rossy Belekelè, ora in solitudine raggiungere trionfante le inesplorate (e parzialmente civilizzate) terre dell'abruzzo, affacciandomi alla foce del fiume Tronto. Dove un pezzo di cacca cagato direttamente ad (in) Ascoli mi salutava allegramente dicendomi di chiamarsi Emidio. Seconda attività: Mangiare. Mai fatte così tante mangiate nei ristoranti. Sia quelle abbondanti con gli amici di sabato sera che quelle coi parenti la domenica successiva. Ingurgitamenti fuori dalla portata di un essere umano (avere accanto un cugino che si rifiuta di assaggiare sistematicamente ogni portata significa fare due pranzi). Ho passato il resto dei miei giorni a digerire quel cazzo di agnello (vittima innocente) simbolo di una pasqua quest'anno veramente cristiana in ricordo di Karol Santo Subito Woytila. Terza attività: Bere. Le inutili, adolescienziali, dannose (e per il fegato e per le ferite sparse qua e la) bevute al Gran Caffè Florentia (la sala da the frequentata dagli intellettuali sambenedettesi radical chic di sinistra) Bevute maledettamente tipiche del ridente periodo pasquale: sei sopravvissuto ad un lungo, freddo e difficile inverno, sei proiettato verso l'estate, hai lasciato alle spalle le vecchie rotture di coglioni e hai qualche giorno per non pensare a quelle future. Con che coraggio non suggellare tale momento 'si bello et importante senza bere tantissimi Ballantines? Scusate, eh!
Ore 15. Insomma faccio le valigie, come di consueto saluto il parentado della Marca e, con la morte nel cuore perchè conscio della fine della gustosa vacanza, vado a prelevare il Tagliatore di Gole, alias Quello del Cinema, alias Cioraggioneìo, alias Quello Alto, alias Andrea e Basta(i). Insieme a lui raccolgo in una Teddimobile più sporca che mai anche i due profughi rimasti a piedi. Respinti pure dal capostazione del treno (motivazione: "barboni, vi faremo salire solo quando metteremo il vagone di terza classe") che li avrebbe dovuti condurre verso l'Umbria oltre che, naturalmente, dalle belle ragazze.(Di comodini disposti a non lasciarli/ci dadà invece uuuh quanti ce ne sarebbero..). Belle ragazze che solitamente li/ci respingono per altri motivi, tipo che non sono/siamo abbastanza fichi e che sono/siamo carenti in fatto di montature aggressive di occhiali da sole firmati da tenere anche in biblioteche dotate di tetto e/o a sole già tramontato. Quando scrivo profughi mi riferisco allo studente Erasmus Angelo Fascino&Fantasia e al costituzionalista Andrea QDP.
Ore 16. Sepolti dalle molte e voluminose valige, umiliati in accelerazione anche dalle citroen C2 (causa carico eccessivo), bloccati al casello per un' ora, costretti (quelli dietro) a ciccare tristemente dentro una bottiglia di ferrarelle mezza vuota (causa posacenere monopolizzato dal sottoscritto), il viaggio proseguiva tra una sterile discussione sull'opportunità o meno della musica dei Dream Theater e qualche rutto come sottofondo lo-fi.
Andrea QDP chiede allora di non fare tappe inutili, ha fretta: deve vedersi con l'amica per studiare.
Ore 17. La prima tappa ha luogo in località Muccia perchè io devo fare la pipì. Andrea QDP aveva chiesto di non fare tappe inutili. Scendiamo tutti e lo rassicuriamo: "Andrea tranquillo, facciamo una volata". Andrea QDP rimane in macchina a studiare. Io faccio la pipì, il Tagliatore di Gole si fa riscaldare uno schifoso panino con la cotoletta e, nell'attesa, se ne gusta un altro al prosciutto. Angelo idem, io due col crudo. Ce li mangiamo con grossa calma. Andrea QDP aveva chiesto di non fare tappe inutili, ha fretta. Angelo sente il rumore dei videopoker e se ne va. Andrea QDP aveva chiesto di non fare tappe inutili, ha fretta. Angelo torna, bestemmia (ha perso) e mi chiede due euro. Il Tagliatore di Gole lo segue. Andrea QDP aveva chiesto di non fare tappe inutili, ha fretta. E' finita, penso, staremo qui per l'eternità, meglio farsi fare un altro panino al crudo mentre questi danno sfogo ai loro immaturi e socialmente pericolosi vizi (la ggente col videopoker ci si rovina e poi ammazza la nonna per qualche euro dato che il gioco d'azzardo è una malattia, lo ha detto Emilio Fede alla tivi). Andrea QDP aveva chiesto di non fare tappe inutili, ha fretta. Finalmente ripartiamo.
Ore 17:30. In macchina stiamo tutti facendo gli ultimi morsi ai nostri panini (ce ne eravamo fatti incartare altri) quando Angelo si ricorda che in zona c'è Il Porchettaro amico suo che fa dei panini buonissimi. Ci si ferma sempre, perchè interrompere la tradizione? E poi "ormai mi si è aperto lo stomaco" e almeno così "facciamo cena e non ci pensiamo più". Andrea QDP aveva chiesto di non fare tappe inutili, ha fretta. "Per favore mi ci metta molta crosta" "Io uno con bistecca di maiale" "Ce ne fa un'altro incartato da portare via?" Andrea QDP aveva chiesto di non fare tappe inutili, ha fretta.
Ore 18. Poi, a stomaco ormai pieno, intento ad accompagnare col volante le dolci curve imposte dall'angusta valle dove si adagia come un cane bastardo addormentato il paese di Serravalle di Chienti (noto a tutti per il celeberrimo e infinito semaforo e per la Sagra Della Patata Rossa), all'improvviso mi trovo un camion in mezzo alla strada e, in una frazione di secondo (come nei film d'azione con Tom Cruise o con Vin Diesel), sono costretto ad operare una difficile e quanto mai drammatica decisione: tentare una miracolosa manovra di precisione per passare tra il gigantesco Iveco 190.48 e il muro (pensando anche "ma puttana la madonna le case di questa zona sono crollate TUTTE col terremoto del '97 tranne questa alla mia destra con questo enorme e solido muro?") mettendo a rischio la vita di 3/4 dei componenti delle Sensazioni Champagne, o andarmi a schiantare eroicamente sulla destra contro il muro della cazzo di unica casa non abbattuta dal terremoto del '97, cercando magari di accompagnare il più dolcemente possibile il tremendo impatto e devastare sicuramente la fidata, vecchia, ma pur sempre bellissima, Teddimobile? Scelgo la seconda opzione. La Teddimobile ne esce orribilmente sfigurata, ma ancora funzionante. Una roccia.
Ore 19. Siamo stati più di un ora sotto una fitta pioggia londinese. Andrea QDP aveva chiesto di non fare tappe inutili, ha fretta. Bagnati, incazzati e in compagnia di Martufello ingrassato (il camionista dal favoloso accento tipico dell'appennino umbro-marchigiano che col suo camion di merda ci stava per amazzare) e di due pubblici ufficiali rappresentanti dell'onorabile arma dei carabinieri. Naturalmente in coppia come i coglioni. Macchinosi, inutili e spaesati che, dopo alcune misterioso domande quali "mi chiami la ragazza in macchina?" e "lei studia a Perugia?", null'altro hanno fatto se non ripetere "state calmi ci pensa l'assicurazione noi non possiamo fare altro". Andrea QDP aveva chiesto di non fare tappe inutili, aveva fretta.
Puntuale e doverosa la Frasefatta "Alla Fine Si E' Risolto Tutto Con Un Grosso Spavento" da parte del sagace Tagliatore di Gole, lui che, poverino, si è visto il muro in faccia. In scia le meno sentite, ma pur sempre efficaci, "Poteva Andare Peggio", "Alla Fine L'importante E' Che Non Ci Siamo Fatti Nulla" e anche un'inaspettata "Teddi, ti senti tranquillo? ce la fai a guidare?" (mi sono offeso un po', ma in fondo che cari amici, quanto mi vogliono bene!)
Ore 20. Il sole era già calato dietro una delle fitte colline etrusche quando il sapore della cioccolata iniziava a penetrare, prepotente e fiero, nell'abitacolo. Lontana, ma trasparente come l'acqua e sottile come un foglio di carta igienica non ancora usato, una delicata melodia jazz sembrava sussurarci all'orecchio una perfetta colonna sonora per le nostre facce da sconfitti in battaglia, certi comunque di vincere un bel giorno la guerra. Superato un pullman blu targato Cosenza che stancamente arrancava ai piedi di un enorme pilastro di cemento eretto a sorreggere delle maestose rotaie rosse, e oltrepassata l'ennesima rotatoria, capimmo, senza ombra di dubbio alcuno, che eravamo giunti finalmente in quel di Perugia.
(Andrea QDP aveva chiesto di non fare tappe inutili, aveva fretta)