"Na na nana, nananana na na nana...."Rivisitazioni di vecchi successi, di vecchie canzoni, senza senso, senza rigore logico, o forse sì, chi lo puo' dire? Qualcuno forse sa in realtà com'è l'amore? E' così: è un po' come se' stesso. Per definizione nostra o per esperienza personale. Noi che siamo qui, che smettiamo di amare, ma vediamo ancora la luce dei nostri occhi riflessa in quelli della donna amata. O forse è lei che vorremmo amare, o che ci piacerebbe inondare delle nostre attenzioni e dolci parole, ma che sicuramente non esiste, o è la proiezione di qualcosa che abbiamo (ho) dentro e si manifesta come una sorta di frustrazione e non è capace di trasformarsi nella cruda realtà e dire: stai sognando.Non è così. Con tutta probabilità piangere è forse inutile, perchè si sa, il vento, e con esso le nostre fantasie, vanno dove non c'è dignità. Probabilmente verso chi non lo merita, sicuramente non dalla nostra parte. Tutto questo per trasformarci in esseri circondati dalla solitudine. Anzi: intrappolati nella solitudine, difficile da sopportare e che ci confonde a tal punto da non farci rendere conto se siamo atti a stazionare in questo mare di facce allegre e amare (ma per lo più allegre) mentre tutto continua a girare senza pietà. E le note di questo gruppo sono nella nostra testa. Singole note che crescono fino a portarci a rasentare la follia, reduci dalla nuova consapevolezza di quanto si possa stare male... Ed è crudele. Saremmo sicuramente più a nostro agio nudi, in mezzo alla gente o da soli, chissà? Ingenui e genuini.. Ma forse è la voglia che manca. O forse è condanna? Per ora bevo lentamente il mio caffè, continuando a pensare a quanto saremmo potuti stare bene insieme, e che con te avrei voluto passare altro tempo, forse tutta la vita, ma sicuramente molto altro tempo. Intanto sono solo,da solo da da... Avrei voluto passare con te, e provare con te, ciò che per ora vedo solo intorno a me. Avrei voluto ridere con te. Ridere, fare scherzi e vivere di ingenuità, ma ora tutto ciò non mi appartiene più: e quello che ho non mi basta. No. E mi sento solo, profondamente solo, da da, immerso nel ricordo di noi, di te, dei tuoi capelli, di Te. Forse ne uscirò. Prima o poi. Per ora l’importante è respirare con ogni mezzo possibile: anche con il cuore, senza possibilmente far scendere una lacrima che in ogni caso sarà piccola, piccolissima. Ma è così facile in fondo….in fondo in fondo, non fare rumore…è solo aria…è vita… E’ già notte, ora, e le luci esplodono. Semafori spenti. Il pensiero di te che mi ossessiona. Non so cosa fare. Il rimpianto mi strazia. E quel colore... il rosso… rosso… rosso…ora sarà di qualcun altro e io non lo sopporto. Vedo solo una finestra. E' chiusa, ma sicuramente domani, o chissà quando, qualcuno la aprirà. Prima o poi. Il nostro amore no, non verrà mai più riaperto: è come aver perso l’ultimo tram, è come far svanire un sogno, c’è chi non trova la propria strada, o semplicemente qualcuno gli ha rubato la cognizione di dove sta andando, di quale direzione deve far prendere alla propria vita. Troppi amori oltre al nostro non riescono a riaprirsi, e con questo tragico risveglio realizzo che forse, dopotutto doveva andare così, anche se è il drammatico epilogo di un sogno che infrangendosi, separa le nostre strade. Ma quante ore, quanti giorni persi dietro quel sogno, il sogno di resuscitare quell’amore, sogno che non si sarebbe mai avverato.E la rabbia intanto cresce. Ma un’altra volta resto senza te. L’abitudine mi ha reso privo di speranze e di aspettative. Vedo solo il nero. Prima vedevo e sognavo il rosa della tua pelle. La tua pelle che ora si è trasformata improvvisamente in un cupo nero svelandomi la tua crudeltà. Chissà poi se era crudeltà o invece maschera di un amore che neanche tu volevi finisse?E ora che guardo il mare, ora che è inverno, ricordo con piacere i momenti passati insieme. Sul mio volto un sorriso che colora il mio viso. E a scandire la fine una sensazione sulla guancia: sale, mare. E' una lacrima…
Andrea Quello della Panchina
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